L’Avidità – 6° zavorra

29 Dicembre 2020

Siamo quasi arrivati alla fine delle zavorre, dei pesi che attanagliano l’anima, che l’essere umano possiede, ma di cui, spesso, non si rende conto. È proprio ciò che lo limita alla conoscenza di sé stesso e verso quello che può essere per spiccare il volo!

Quest’oggi parleremo dell’avidità. Questa zavorra è, in parte erroneamente, usata come sinonimo del vizio capitale dell’avarizia. In realtà l’avarizia rientra nel concetto di avidità, ma quest’ultimo è molto più ampio.

Come sempre, per meglio comprenderci andiamo a vedere il significato, anche se stavolta è in linea con quello di uso comune: da aveo – desidero ardentemente – desideroso smodatamente, bramoso.

Quindi avidità è desiderare smodatamente un qualcosa. Smodatamente significa che “trascende la misura”.

Cosa si può desiderare smodatamente?

Per esempio, nella nostra società, il denaro, il Dio supremo della società capitalistica. Tanto che siamo arrivati al fatto che l’1% della popolazione mondiale detiene il 99% della ricchezza.

Quindi io più ne ho e più ne voglio e non riesco a porre una fine al mio desiderare.

Cos’altro?

Può capitare anche con la droga. Una sensazione piacevole, inebriante, che esalti, una volta provata, difficilmente se ne può rinunciare. Quindi, la conseguenza, sarà proprio quella di volerne sempre di più, quindi di essere avidi.

Può capitare con il cibo.

In realtà il desiderio smodato può essere nei confronti di qualsiasi cosa, compreso l’Amore.

L’Amore addirittura? Sì, ahimé! Per esempio, è accertato che il “troppo Amore” è una delle cause del Narcisismo patologico.

Qualsiasi cosa associato al termine “troppo” diventà avidità.

Un vecchio proverbio popolare diceva “il troppo, stroppia”.

 

Come mai si arriva a desiderare qualcosa “troppo”?

Le cause possono essere molteplici.

La prima causa è che nella fase infantile, quindi quella che va dai 0 ai 7 anni, si è ricevuto o “troppo” o “troppo poco”. Troppe attenzioni o troppo poche, troppo amore, troppi giocattoli, troppa severità, troppe regole, ecc. La reazione a questo può essere la stessa o il preciso inverso. Io sarò avido nel volerne troppo, per mantenere il mio standard o smodato nel non volerne. L’equilibrio, lo sappiamo tutti è nel centro: ne troppo ne troppo poco.

Un’altra causa può essere la contingenza. Per esempio mi trovo in un ambiente malsano che mi impone (anche con la forza) di andare contro quelli che sono i miei valori e quindi come conseguenza diventare avido. Potrebbe essere il caso di una prostituta, nei confronti di alcool e droga, per cercare di sopportare la situazione di costrizione in cui vive.

 

Un ulteriore causa potrebbe essere la perdita di equilibrio interiore. Una fase depressiva o il trovarsi vittima di una manipolazione, quale potrebbe essere un borderline, un narcisista.

Quindi anche se io, da persona equilibrata, non diventerei mai una persona avida, con la perdita di equilibrio posso diventare avido.

 

Altro caso è invece la degradazione del denaro.

È stato provato, dal paradosso di Easterlin, che felicità (o Gioia) e soldi, fino ad un certo punto sono direttamente proporzionali, successivamente diventano statici e poi si inverte la proporzionalità.

Mi spiego meglio.

Se il reddito fosse cresciuto fino ai 15 mila dollari (essendo una ricerca degli anni ’70, ad oggi, sarebbero, con tutte le conversioni circa 120.000€) annui la correlazione è positiva tra guadagno e felicità. Ulteriori aumenti di reddito, fino a 240.000€ circa, determinano una sostanziale e pressoché invariata correlazione. Superata questa cifra più aumentano i soldi guadagnati maggiore riduzione della felicità. Non solo.

C’è anche la “curva di Preston” che dice che maggiore è il guadagno, migliore sarà la condizione di salute dell’individuo. Anche qui fino agli stessi livelli di guadagni.

Se ci pensi ha perfettamente senso. Se io sono tranquillo di potermi permettere un certo tenore di vita avrò meno preoccupazioni, saprò che in ogni caso posso far fronte alla maggior parte degli inconveniente e potrò dedicarmi alla mia crescita personale.

A questo punto si capisce però, perché coloro che sono più ricchi diventano sempre più avidi. Perché diventa una compensazione della perdita di felicità. Infatti quando credo di avere troppo ho paura di perderlo e che gli altri me lo “rubino”, cioè che vogliono avere ciò che ho io. Quindi devo togliere io a te, altrimenti toglierai tu a me. Diventa anche una competizione. L’avidità, quindi, prende il sopravvento sull’equilibrio.

Anche per questo la maggior parte delle persone che hanno notevoli guadagni fanno beneficenza, perché si rendono conto che la loro condizione è utile a coloro che possonno permettersi poco o nulla.

 

Per concludere quindi, il nemico dell’avidità è l’equilibrio e il suo mantenimento.

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