Si allena lerrore per essere degli Eroi

Si allena l’errore (per essere degli Eroi)

Si allena l’errore.

 

Questa frase, detta da Marta Pagnini dopo che la squadra delle ragazze della ginnastica artistica italiana ha vinto il bronzo, l’ultima medaglia in ordine cronologico dell’Italia, potrebbe essere l’emblema di queste olimpiadi di Tokyo 2020.

Ma andiamo con ordine.

 

È stata la prima volta nella storia che l’Italia ha vinto almeno una medaglia in ogni giorno dell’Olimpiade. Dal primo all’ultimo giorno. Record.

Ogni giorno qualche atleta italiano ha potuto eccellere nel proprio sport. Sia singolarmente che a squadre.

Le storie che sono finite in copertina per la loro imprevedibilità, sono la vittoria di Marcell Jacobs nei 100m e la vittoria dei 4x100m a squadre.

 

Gli italiani sono gli uomini più veloci del mondo. Mai nella storia era successa una cosa del genere. I velocisti sono sempre stati Giamaicani e Americani negli ultimi 40 anni.

Jacobs ha battuto due americani, anche lui di origine americana, anche lui colore della pelle nero. Struttura fisica da centometrista. Da cardiopalma la gara con un recupero negli ultimi metri.

Oro meritatissimo.

 

Ancora più eclatante è stata la vittoria della squadra dei 4×100. Perché ci sono due atleti, Lorenzo Patta e Filippo Tortu, che sono bianchi e sappiamo bene che i bianchi non sono proprio indicati per questa disciplina. Il quarto, oltre a Jacobs, è Esaosa Desalu anche lui nero.

La cosa che ha esaltato di più è che Filippo Tortu, il quarto a gareggiare, ha recuperato sull’atleta inglese, nero di carnaggione e ha fatto vincere l’Italia per un centesimo di secondo.

Il giorno dopo, alcuni giornali inglesi, hanno titolato “Not Again”, non di nuovo, riferendosi alla vittoria degli europei.

Un’altra storia da raccontare è quella di Gianmarco Tamberi, oro nel salto in alto.

Subisce un infortunio prima di Rio 2016; ha raccontato che ha passato una settimana a piangere, credendo di aver perso l’occasione della vita. Dopo quella settimana decise di riprovarci, di rialzarsi dopo la “caduta”, di prepararsi altri quattro anni per arrivare alle olimpiadi di Tokyo. Considerato che sarebbero dovute essere l’anno scorso si è preparato in totale 5 anni. Un’attesa lunghissima. Eppure c’ha creduto, ha lottato, si è sacrificato, è stato supportato dalla sua compagna Chiara (vedi “l’Amore vero” quello di cui ti parlavo la scorsa settimana?) oltre che dalla sua famiglia e dal suo team al completo. Ha vinto l’oro ex equo, con un atleta Qatariota, un fenomeno del salto in alto, che ha scelto, insieme a Gimbo, di non fare il salto aggiuntivo dopo tre nulli e di vincere entrambi la medaglia d’oro. Diminuisce in qualche modo l’impresa? Assolutamente no, anzi la esalta, perché è passato dalla disperazione alla Gioia, condividendo i suoi meriti!

Un’altra storia da copertina è l’oro di Simone Consonni, Filippo Ganna, Francesco Lamon e Jonathan Milan, cioè inseguimento a squadre ciclismo su pista. Sono stati dei veri fenomeni. Già in semifinale contro la Nuova Zelanda, avevano battuto il record del mondo.

Ma è la finale che fa esaltare.

A metà gara erano ad otto decimi dai Danesi, che erano primi. In 3 giri hanno recuperato tutto lo svantaggio, dato un distacco di un decimo e sette, vinto l’oro e battuto il precedente record, fatto da loro stessi appunto il giorno prima, facendo registrare un 3′ 42” 032. L’ultima medaglia olimpica italiana in questa disciplina era stato il bronzo a Messico ’68.

Queste sono state le più celebrate.

Ma gli ori sono stati 10, in totale.

Vito dell’Aquila, prima medaglia di questi giochi, oro nel Taekwondo, categoria 58 kg.

Luigi Busà, karate kumite 75kg.

Massimo Stano, 20 km di marcia.

Antonella Palmisano 20 km di marcia.

Valentina Rodini e Federica Cesarini, canottaggio pesi leggeri.

Caterina Banti e Ruggiero Tita nella vela, classe Nacra 17.

Gli argenti e i bronzi:

Medaglie d’argento – 10:

Luigi Samele, sciabola.

Alessandro Miressi, Thomas Ceccon, Lorenzo Zazzeri e Manuel Frigo, 4×100 stile libero.

Diana Bacosi, tiro al volo.

Daniele Garozzo, fioretto.

Giorgia Bordignon, sollevamento pesi 64 kg.

Aldo Montano, Luca Curatoli, Enrico Berrè e Gigi Samele, sciabola a squadre.

Giorgio Paltrinieri, 800 stile libero.

Mauro Nespoli, tiro con l’arco.

Vanessa Ferrari, ginnastica artistica corpo libero.

Manfredi Rizza, canoa k1.

 

Medaglie di bronzo – 20:

– Elisa Longo Borghini, prova in linea ciclismo su strada. – Odette Giuffrida, judo 52kg. – Mirko Zanni, sollevamento pesi 67kg. – Nicolo Martinenghi, nuoto 100 rana. – Maria Centracchio, judo 63kg. – Rossella Fiamingo, Federica Isola, Mara Navarria, Alberta Santuccio, spada a squadre. – Federico Burdisso, 200 farfalla. – Matteo Castaldo, Marco di Costanzo, Matteo Lodo e Giuseppe Vicino, canottaggio 4 senza. – Stefano Oppo e Pietro Willy Ruta, canottaggio doppio pesi leggeri. – Martina Batini, Erika Cipressa, Arianna Errigo e Alice Volpi, fioretto a squadre. – Lucilla Boari, tiro con l’arco. – Simona Quadrella, 800 stile libero. – Irma Testa, boxe pesi piuma. – Antonino Pizzolato, sollevamento pesi 81kg. – Thomas Ceccon, Nicolò Martenghi, Federico Burdisso e Alessandro Miressi, nuoto 4×100 misti. – Gregorio Paltrinieri, nuoto 10 km acque libere. – Elia Viviani, ciclismo su pista omnium. – Viviana Bottaro, karate kata. – Abraham Conyedo, lotta libera 97 kg. – Alessia Maurelli, Martina Centofanti, Agnese Duranti, Martina Santandrea e Daniela Mogurean, Ginnastica Ritmica.

Ho voluto elencare tutte le medaglie, perché ognuna di queste racconta una storia. Ti consiglio di andarle a cercare una ad una, come ho fatto io, perché è fondamentale comprendere quanto si possa imparare da ognuno di loro. Sono esseri umani che da quando erano piccoli hanno approcciato con passione ad uno sport e via via che crescevano è diventato parte della loro vita.

Anche tutti gli atleti che hanno partecipato, ma che non hanno vinto la medaglia raccontano una storia, anche se diversa da quella dei vincitori.

 

Ognuna è una storia fatta di sacrifici, di cadute, di dolore, di allenamenti durissimi, di votarsi ad un obiettivo a lungo termine, non avendo alcuna certezza di riuscita. Voglio che comprendi bene questa cosa. Nessuno ha la certezza della riuscita. Un infortunio, il covid, un concorrente più forte, un’errata valutazione, una squalifica, qualsiasi cosa può mettere a repentaglio la possibile riuscita.

Quello che fa la differenza, tra l’avere una medaglia al collo e non averla, in definitiva, è proprio l’errore. Se viene commesso nel momento sbagliato, si perde.

 

Quindi è fondamentale allenare l’errore. Per raggiungere l’eccellenza nella propria disciplina o anche nella propria vita, che è quello che noi cerchiamo come praticanti di un percorso di consapevolezza, quale è il Life Helping, è proprio allenare l’errore. Cioè imparare da quell’errore e, se non l’avessi fatto, ti consiglio di andare a leggere l’articolo del 23 giugno.

 

Le Olimpiadi a differenza di tutti i mondiali dei singoli sport, sono una celebrazione della condivisione, dell’integrazione, della Gioia (che è anche lo scopo della nostra vita).

Gioia di partecipare ad un evento mitico, gioia di essere un atleta.

Gioia di essere un Eroe.

 

È questa la riflessione che ho fatto ultimamente. Il mondo in questo momento è a corto di Eroi, di veri modelli da seguire, che non riguardino solo finti valori che la nostra società diffonde come cosa imprescindibile, tipo il fare i soldi.

 

Abbiamo bisogno di Eroi, umani, che sbaglino, che cadono e si rialzano, ma abbiamo bisogno di Eroi.

Esseri umani come noi, che possano illuminare il resto del mondo con le loro imprese, che possano essere d’ispirazione ad ogni singolo essere umano affinché possa sacrificarsi, per puntare all’eccellenza e condividere la propria Gioia con quante più persone possibile.

 

Per fare ciò ormai si guarda solo allo sport e alle imprese di atleti che attraverso il loro lavoro, il loro sacrificio, la loro dedizione e la loro attitudine possano fornire questo “modello” e le olimpiadi sono proprio la punta dell’iceberg dell’eccelenza sportiva mondiale.

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